A Casa di Nino – semplicità sul lago

Mi squilla il telefono. Un mio amico che non vedo da molto mi fa una proposta: andare a pranzo fuori con la sua compagnia nei pressi del lago di Nemi – che adoro.

Come dire no? Ovviamente rispondo di sì e circa due ore dopo siamo in macchina, alla volta di un ristorantino di cui non avevo neanche mai sentito parlare.

“Dicono si mangi bene”, mi dice. E io, che oggi non ho proprio nessuna voglia di pormi domande, mi lascio convincere. Si mangerà bene, mi dico e mi chiedo.

Ci immettiamo nella via e iniziamo a camminare. La strada è leggermente in salita, fa caldo e ho fame. Cammino senza porre troppa attenzione intorno a me. Tanto lo vedrò, penso. E lo supero. Come non detto, sono sempre la solita. “Fe’ è qui” mi dice il mio amico. Torno indietro e sorrido. Siamo i primi, il che mi rincuora perché significa che ho più tempo per curiosare e fare la mariaimpiccetta della situazione.

Il ristorante è ancora chiuso, quindi per non perdere la mia curiosità inizio a studiare il menu affisso fuori in una carina teca vicino la porta. “Interessante”, penso: pochi piatti, tradizionali e invoglianti. Iniziamo bene.

Arrivano gli altri, ma le porte rimangono ancora chiuse: sono le 12:25 e noi siamo già pronti a sporcarci le maglie. 12:30, ognuno corra ai propri posti! Ok, entro e… WOW! La location è senza dubbi pazzesca!

Si entra in una piccola hall, caratterizzata dal giusto mix di rustico-vintage. Pareti in pietra, abiti a mo’ di mercatino sulle pareti, vinili, bottiglie di vino appese in cornici di legno, orologi in ferro battuto e per finire in bellezza una vespa riadattata a tavolino con tanto di sedute per quattro. Sono estasiata. Non mi sono ancora seduta, ma già amo questo posto.

Si sale qualche scalino per ritrovarsi ospitati in quella che è la sala vera e propria. Qui, quelli che finora sono stati semplici accenni di stile, diventano vere certezze. Appena terminato di salire l’ultimo scalino, ecco che sulla destra compare un piccolo camioncino da street food. Poco più avanti, invece, si materializza davanti a me una 500 in pieno stile vintage, bianca e sfavillante a illuminare l’intera postazione. Ma non è finita qui. La presenza di oggetti oramai caduti in disuso e riadattati sono molti. Un esempio è una macchina da cucire posizionata quasi nel cuore della sala e utilizzata come tavolo.

La cosa che però ha maggiormente catturato la mia attenzione è stata un semplice separè in legno, bianco sporco, posizionato vicino l’ingresso della cucina. Su di esso, infatti, sono state riposte delle simpatiche foto da polaroid in bianco e nero raffiguranti i membri dello staff di “ A casa di Nino”. Geniale e super originale, approvato.

Ma come si mangia, vi starete domandando. Va bene, vado a sedermi.

L’apparecchiatura è semplice. Tavolo nudo, accarezzato da tovagliette di carta stampate. Piatti e bicchieri da trattoria, qui si sta rilassati.

La tovaglietta, comunque, sul tavolo si fa padrona. Raffigura infatti il menu che, quindi, catalizza l’attenzione di tutti su di esso.

L’ordinazione non ha dubbi: un antipasto della casa al centro per tutti, carbonara, risotto, tagliolino al pomodoro fresco e tagliata. Ah, dimenticavo, e il tiramisù.

Mentre prendo un bicchiere di vino, l’occhio mi cade su un particolare che finora non avevo ancora notato. C’è la tv sulla parete che riprende in tempo reale l’operato della cucina. Adoro, 10 e lode.

Arriva l’antipasto, comunque, e sono felice. Una fiamminga ben presentata con prodotti niente male. Tra questi uovo con peperone crusco, trippa al sugo, salsiccia lucana, canetsrato di Moliterno, burratina. Io sono già piena, ma c’è la carbonara ad attendermi.

Dopo avere terminato questo trionfo di tipicità, mi soffermo sulla tv. È trascorso un tempo ragionevolmente giusto, quando noto un certo movimento ai fornelli: sono le nostre carbonare. Ci siamo, eccole arrivare. Lei, la carbonara, arriva in ciotole di porcellana bianca. Lucida. Grande. Tanto grande, ma quanta pasta c’è?

Tagliolino al pomodoro fresco e risotto, invece, arrivano direttamente nella padella. Con tanto di sottopentola a tavola. È fantastico.

Non mi distraggo comunque, e torno alla mia carbonara. Ad Agosto con 33°C all’ombra. B.U.O.N.A. Presumibilmente fatta direttamente nella mia ciotola, il che rappresenta un valore aggiunto per me. Anche il tagliolino ha un bell’aspetto. Contrariamente, ahimè, per il risotto. Cottura del riso e mantecatura non ottimali. Peccato, poteva essere vincente.

La tagliata arriva sommersa da patate al forno. L’aspetto è fantastico, e i pareri anche.

Bene, ora non resta che l’ultimo step: il dolce. Rimango nella classicità, che per questo giorno ho scelto essere il file Rouge. Mi viene servito in un bicchiere trasparente, con strati alterni di crema e biscotto. Non male, ma nulla di eccezionale. Si poteva fare meglio anche qui.

Quasi due ore di pranzo dopo, finalmente ci alziamo. Una passeggiata sembra davvero essere una scelta saggia, sebbene il caldo insistente.

Nel complesso l’esperienza qui da “A casa di Nino” è stata positiva. Ottima ospitalità e gentilezza da parte dello staff che ha saputo consigliarci e raccontarci i piatti di questo menu a base di tradizionalità. Sebbene qualche piccolo errore, anche il cibo va apprezzato. Del resto non si può essere forti su tutto, no?

By Federica Vitali

Food Blogger

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